Perché ho smesso di fare “belle foto” e ho scelto le cucine
Per anni ho fatto il fotografo generalista. Scattavo di tutto: eventi, ritratti, cerimonie. Cose pulite, comode.
Poi sono entrato per la prima volta dietro al pass di una vera cucina durante il servizio del sabato sera. E ho capito che volevo stare da un’altra parte.
La verità dietro al pass
Da fuori la ristorazione sembra romantica. Dietro quella porta a spinta, invece, c’è un mezzo inferno: il calore dei bruciatori, i tagli sulle mani, la tensione della linea e 14 ore di fila in piedi.
Ma soprattutto, ho visto un’ossessione pazzesca per il dettaglio. Ho visto chef stremati usare le pinzette per rifinire un piatto con precisione millimetrica.
Ci versate sangue e orgoglio. Poi, il giorno dopo, ho aperto Instagram.
Il paradosso dello smartphone
Su quello schermo lo stesso identico piatto era irriconoscibile. Una foto buia, gialla, piatta, fatta di fretta col telefono sotto la luce della cappa prima di mandarlo in sala.
Qualche giorno fa uno chef della zona mi ha scritto in privato una frase sacrosanta:
“Fa male vedere ore di lavoro distrutte da una foto vuota e senza emozioni. Ti costringe a svendere i tuoi piatti”.
Online il cliente giudica solo da uno schermo. Se lo scatto sembra economico, il cervello di chi guarda applica uno sconto psicologico istantaneo. Troverà i tuoi prezzi alti ancora prima di sedersi a tavola.
Io non vendo estetica. Vendo margini.
Lì ho fatto la mia scelta. Ho chiuso con tutto il resto e ho creato Marco Aquilani | Officina Visiva.
Non sono qui per fare “le foto carine” e collezionare i mi piace degli amici. Uso la fotografia strategica come una leva finanziaria per il tuo business. Serve a difendere i tuoi margini di guadagno e a rendere desiderabili i piatti che ti fanno fare cassa.
Se rispetti il lavoro della tua cucina, non puoi accettare che la tua comunicazione online lo svaluti.
Vuoi fare un check della tua vetrina online?








